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Alì Bumaye

Accadeva il 17 gennaio 2010 alle ore 21:00

Ali Bumaye

Lo spettacolo rievoca, con le 8 riprese dell’incontro tra Alì e Foreman, la vita di Alì, un uomo che non si è fatto mangiare dal campione che era diventato.

Le vittorie, le sconfitte, la fatica, l’espulsione dal mondo della boxe per le sue idee politiche e religiose. E insieme è anche un’evocazione divertita dell’Africa post coloniale di quegli anni, un mondo molto simile all’Italia del boom economico. Con un imperdibile Rufin Doh e la musica dal vivo di Alberto Turra.

con Rufin Doh e Alberto Turra
Regia Paolo Trotti

Prima nazionale: Piccolo Teatro Studio – Milano

Spettacolo vincitore festival “ Odissea” – Piccolo Parallelo

Ispirazione

Kinshasa (Zaire) 30 ottobre 1974. Mohamed Alì sale sul ring a combattere per il titolo di campione del mondo dei pesi massimi, circondato da 100.000 persone in delirio, per riprendersi il titolo che non aveva mai perso sul ring ma che gli era stato negato dalla politica.

Abidjan (Costa d’Avorio) 30 ottobre 1974, Rufin bambino si sistema, con tutta la sua famiglia, davanti ad un televisore per assistere al combattimento dell’Eroe che per una notte ha unito l’Africa intera.

Siamo partiti così, da questa compresenza in Africa dell’attore allora bambino e di Mohamed Alì, e attraverso conversazioni e ricerche abbiamo intrecciato il filo, lieve, dei ricordi, tenendoci sempre in bilico tra la realtà del ring e il desiderio di un continente che aveva appena riconquistato la sua indipendenza.
Lo spettacolo

Lo spettacolo è l’evocazione delle 8 riprese dell’incontro svoltosi alle 4 del mattino nello stadio di Kinshasa. (Zaire) che vedevano opposti Mohamed Alì e George Foreman, due giganti della box, due facce della stessa medaglia. Da una parte Alì, il campione che per sette anni non aveva potuto combattere dopo essersi rifiutato di andare in Vietnam, l’uomo che con la sua conversione all’Islam aveva politicizzato il mondo della boxe; dall’altra George Foreman, campione in carica, che quando alle Olimpiadi di Città del Messico gli atleti neri avevano alzato il pugno in segno di protesta e solidarietà col movimento delle Black Panters, aveva sventolato la bandiera degli Stati Uniti in segno di disprezzo verso gli atleti neri.

A far rivivere le otto riprese è Rufin Doh che, bambino di 13 anni a quell’epoca, dalla Costa d’Avorio assistette allo spettacolo per televisione. Si intrecciano quindi i ricordi reali a quelli che il tempo ha modificato e insieme la vita di Ali e quella di Rufin si mischiano. E allora scopriamo un’Africa sconosciuta, fatta di condomini, di televisori in comune, di corse a prendere il ghiaccio; stregoni e tostapane; un’Africa molto simile all’Italia degli anni ’50, prima del boom economico.

Il tempo è scandito dai rintocchi del gong che ci accompagnano attraverso la carriera di Alì, l’America di quegli anni, i combattimenti, i pugni contro il razzismo e le istituzioni e la capacità di un uomo di non farsi mangiare dal campione che via via diventava.

Nelle pause dell’incontro è il ragazzino di 13 anni a raccontare la sua Africa, quel periodo post coloniale, in cui tutto il continente fu investito da un’ondata di novità e insieme i primi amori e le feste e l’atmosfera che respirava per le strade.

La Musica

Lo spettacolo è scandito dalla musica di un pianoforte, di un piano africano e di una chitarra elettrica che rievocano i brani eseguiti quella notte, nello stadio di Kinshasa, eseguiti da James Brown, Miriam Makeba, B.B.King. La musica fu fondamentale per rendere l’incontro un evento mondiale. Per la prima volta musicisti afroamericani si incontrarono con musicisti africani e insieme diedero vita ad una grande festa che iniziò ore prima dell’incontro.

Tutti i pezzi sono nati da una scrittura musicale per la scena. Sono frutto di un lavoro di ricerca, improvvisazione e di riscrittura in una stratificazione, prova dopo prova e replica dopo replica, che non solo segue e sostiene l’attore narrante ma lo precede portando il pubblico ad essere lì, in quello stadio, quella notte magica.

Dice Rufin Doh:

Ali Bumaye! è uno spettacolo dove la narrazione, l’evocazione, il canto e la musica s’incontrano e si fondono per far vivere l’atmosfera e le immagini del più bel match di boxe mai visto.

Avevo 13 anni e abitavo ad Abidjan, capitale della Costa d’Avorio, più di 3.000 km di distanza da Kinshasa, capitale dello Zaire, oggi repubblica democratica del Congo, se quel giorno ci fosse stato un microfono su tutta l’Africa, si sarebbe sentito un unico grido, ALI BUMAYE, uccidilo, buttalo al tappeto, sconfiggilo Alì! Perché per quel giorno era in programma l’incontro, per il campionato del mondo dei massimi, tra Mohamed Alì e George Foreman nello stadio di Kinshasa.

(…)

Chi aveva una televisione la metteva alla disposizione di tutti, o nel cortile del condominio o riceveva parenti, amici, vicini, qualche sconosciuto in casa propria. Ci sono stati dei vicini che hanno dovuto riconciliarsi dopo tanto tempo che non si parlavano più per qualche divergenza o litigio. Dove non c’era la tv il match era seguito in radio. Mio zio lo seguiva da tutti i due, perché non si sa mai.

(…)

La televisione era appoggiata su un tavolo, in cortile e prima del telegiornale delle otto le donne portarono da mangiare e subito si formarono tre gruppi attorno a tre piatti. Un piatto era grande così (segno) e tutti mangiavano con le mani, il gruppo di mio padre e i suoi amici, il gruppo delle mogli e quello di noi bimbi. Tra noi piccoli, verso la fine del piatto c’era una parola d’ordine che poteva essere detta da chiunque , GRI e allora ognuno si gettava sul piatto per prendere il più possibile di quello che c’era dentro e bisognava proteggerlo il cibo altrimenti rischiavi che te lo portassero via.

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2 commenti

  1. J.F Boobba scrive:

    J.F Boobba su Facebook:

    “per riprendersi il titolo che non aveva mai perso sul ring ma che gli era stato negato dalla politica.”

    non diciamo fesserie.

    Peccato che 3 anni prima ci fosse stato :
    1971 – Joe Frazier W 15 Muhammad Ali – Vinto da Frazier e non dalla politica –
    Ricordo entrambi i combattimenti – Volevo che vincesse cassius/ali – Ma non si puo’ raccontare sempre l’eroica storia che ci piace, negando la prosaica verita’

  2. Manuela Bertuzzi scrive:

    Bello spettacolo, serata molto piacevole.
    Bravo Rufin nel tratteggiare le diverse voci/personaggi, e nel riuscire a mantenere l’attenzione per tutto il tempo, senza cali – bella la musica che dà ritmo e crea l’atmosfera.

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