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Durkovic e i Fantasisti Metrò

Accadeva il 3 marzo 2012 alle ore 22:00

Durkovic Strade Aperte

I “fantasisti del metrò”, sono i musicisti rom che Roberto Durkovic ha visto suonare in metrò molti anni fa, un esempio della simbiosi che si riesce a creare con la convivenza delle diverse culture.

Nel suo gruppo, formato prevalentemente da musicisti Rom, si esibisce già la seconda generazione dove i figli sono subentrati ai padri,

Con “I fantasisti del Metrò”, band nata nel 1998, ha saputo mantenere indenne la connotazione gitana lasciandola libera di intrecciarsi armoniosamente con la musica cantautorale e classica.
Da allora sono passati quattro album, molti successi, due generazioni di musicisti straordinariamente virtuosi e nel 2010 il tour “Strade aperte”.

I consensi del pubblico, la ricca discografia, i concerti nelle piazze e nei teatri hanno fatto conoscere questa storia ricca di valore artistico ma soprattutto significativa dal punto di vista umano, in un contesto privo di ogni pregiudizio dove una cultura si amalgama con l’altra, senza prevaricare anzi, fondendosi , attingendo al patrimonio personale trasformandolo in un riuscitissimo connubio.

I premi Amnesty International vinti nel 2009 e 2010, sono un ulteriore riconoscimento del profondo messaggio di interculturalità che Roberto Durkovic e la sua band hanno saputo interpretare camminando insieme, condividendo un percorso, certo non facile, ma arricchito da emozioni che travalicano il puro contesto musicale.

Si abbassino le luci, silenzio in sala, perché quella che inizia è storia vera. Molto simile ad una favola però, che come tutte inizia con ‘c’era una volta’ e termina con un lieto fine.
C’era una volta un musicista italiano ma di sangue praghese, che un bel giorno decise di partire, chitarra in spalla, alla ricerca della sua Musica Originaria.
C’erano poi dei musicisti tzigani di straordinaria bravura, strappati dalla povertà al loro Paese, ai magici strumenti, alle orchestre illustri e all’allegria dei banchetti nuziali dove spesso si esibivano per divertimento.
Le loro strade si incrociano per caso in una piovosa Milano invernale, in un posto a dire il vero assai poco consueto ad una favola: i vagoni tristi e distratti della metropolitana in un grigio pomeriggio…

Si dipana così, fra musica, racconti e balli mozzafiato, la vera storia di Durkovic & i fantasisti del metrò,
che dopo anni di concerti, due album pubblicati e tanto cammino percorso insieme, propongono al loro pubblico uno spettacolo travolgente, arricchitoda un repertorio di brani nuovi e rielaborazioni celebri, provenienti dal cantautorato italiano e dalla musicatzigana, da nuovi strumentisti e dal fascino sensuale di una danzatrice. Un concerto di musiche, balli e racconti, pensato e composto in quella che da sempre è la loro lingua comune, straordinario intreccio disuoni provenienti da terre diversissime eppure così solidali, se non nella società di tutti i giorni almeno nellaloro personale favola tzigana. Spazio alle musiche allora: sarà incantevole l’apporto del cymbalon, costruito amano secondo la tradizione rom. Lo accompagneranno la magia del clarinetto, il divertimento malinconicodi una fisarmonica zingara, il fascino senza tempo delle chitarre classiche, la voce calda e sottile del violino, i passi di contrabbasso e percussioni e quant’altro ancora.

Roberto Durkovic ha il compito complesso di raccontare, in musica e parole, la vera storia dei Fantasisti del metrò. Partendo dall’affannosa ricerca della ‘musica perfetta’, attraversando la sfrenata allegria dei tradizionali festeggiamenti nuziali del popolo Rom, scontrndosi con la povertà, la fuga e la malinconia dello sradicamento di un gruppo di musicisti clandestini, e poi il sogno, più forte di qualsiasi difficoltà, di suonare, suonare, e suonare ancora. Nasce così oltre dieci anni fa, grazie ad un incontro casuale, uno straordinario ensemble, commistione di stili apparentemente così diversi eppure dotati di una misteriosa condivisione.
La loro storia, fino ad ora mai narrata, corre fra le righe del pentagramma ed i virtuosismi degli strumenti, dalla metropolitana fino all’inizio di una straordinaria amicizia ed al sogno diventato realtà di un’integrazione vera e soprattutto legale. E’ nelle stazioni distratte e maleodoranti della metropolitana che si è formato, attraverso la musica (l’unico linguaggio davvero universale) questo straordinario gruppo di musicisti italiani e rom, invisibili ai più ma di superba bravura: un incontro fortuito che in pochi anni li ha portati dalle piccole piazze di provincia fino a San Pietro, ad esibirsi in mondovisione davanti a Papa Giovanni Paolo II per la Giornata mondiale della gioventù. Da lì in poi, per i Fantasisti del metrò non sono più valse barriere.

“Bisogna vivere per raccontarla” dice Gabriel Garcia Marquez. Allora si alzi il sipario, ché questa “favola tzigana”, è finalmente pronta ad essere narrata.

Roberto Durkovic è nato a Pavia, ma con sangue praghese. Alla luce di ciò, e degli eventi futuri, si può ben dire che il suo originale progetto artistico l’avesse già impresso nel dna al momento della nascita.

“Sono rimasto affascinato dalla musica balcanica fin da quando, da ragazzo, accompagnavo mio padre nei locali praghesi e di Bratislava. Ora ho realizzato il sogno di suonare le sue canzoni accompagnato da musicisti tzigani che con talento istintivo e virtuosismi, creano un’atrmosfera gioiosa e danzante.”

Roberto studia musica classica al Civico Istituto Vittadini di Pavia. Ben presto è affascinato dalla musica leggera, e inizia una dura gavetta nei locali della Lombardia, in particolare di quel circuito milanese che fa capo ai Navigli.
Le sue radici mitteleuropee, lo inducono a interessarsi alle sonorità dell’Est, ed a quel repertorio tzigano che diventerà in seguito la sua principale peculiarità.

Dopo i primi incerti approcci alla discografia, arriva finalmente nel 1989 l’occasione giusta per il primo disco “Come un treno locale”, pubblicato dalla SAAR, che contiene già i germi di una lirica introspettiva sostenuta da melodie di grande intensità e in particolare il brano “Piccola Irene”, prontamente segnalato al premio della Critica di “Sanremo Nuovi Talenti”.

Da una parte il cantautorato italiano, dall’altra la musica tzigana. Uno con la poesia, gli ideali, e la classe dei suoi grandi maestri. L’altra, romantica, virtuosa, sfrenata, sempre solcata da una piccola vena di malinconia. Questo è Roberto Durkovic, e la sua storia musicale – legata da anni ad un nome quanto mai evocativo, I “fantasisti del metrò” – testimonia la ricchezza del progetto.

Metropolitana di Milano, una mattina grigia come tante. La storia da parte lì, nei vagoni fatti di sentimenti anonimi, sguardi abitudinari, di povertà, e di incontri fortuiti che possono cambiarti la vita in un attimo. Roberto, studi di musica classica, una passione per la musica etnica ed il cantautorato, ed in più tre album ed una lunga gavetta nei locali dei navigli milanesi, una mattina qualsiasi li incontra. Loro sono un clarinettista, un fisarmonicista, un chitarrista rumeni. Roberto li insegue tutto il giorno, li conosce, ascolta le loro storie di orgoglio e povertà.

Parte da lì un progetto sognatore ed ambizioso quanto basta. Dall’uscita di Indaco e sabbia (2003, Storie di note) la critica si accorge di lui, e lo segnala quale autore tra i più meritevoli, con un interessante progetto musicale sound etnico legato alle sonorità slave tzigane fino alla coralità balcanica. Questa singolare ricerca musicale si fonde così in modo mirabile con la tradizione cantautorale italiana.

Il 1 aprile 2004 Durkovic ed i suoi fantasisti si esibiscono in Piazza S. Pietro, alla presenza di Papa Giovanni Paolo II, nell’ambito dell’incontro con i giovani voluto per il terzo anno dal Vicariato di Roma. La manifestazione viene trasmessa in diretta da RaiUno: un appuntamento di grande prestigio e di elevati contenuti, che vede Durkovic al fianco di alcuni fra i grandi nomi della canzone, da Ron, ad Alice, Fausto Leali, ed altri. Per l’occasione viene presentato un brano inedito, Il Mago dei Colori: inno alla fratellanza e la tolleranza tra i popoli e le religioni.

L’avventura musicale con i Fantasisti del metrò prosegue qualche anno più tardi, a dicembre del 2005, con l’uscita di “Semplicemente vita”, abum ricco ed intenso, presentato in anteprima al MEI, Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza.

Nel 2007, infine, con lo spettacolo in musica, video ed immagini “La bella strada”, Roberto ed i fantasisti decidono finalmente di raccontare la storia vera del loro incontro.  Ne La Bella Strada i protagonisti/attori si raccontano anche attraverso contributi video (prodotti appositamente dallo studio STALKER VIDEO).

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