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La Resistenza nelle nuove generazioni

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Nella mattinata del 4 aprile si è svolto nel salone dell’Arci Bellezza un incontro, organizzato dall’Anpi Vigentina, con due scolaresche composte da ragazzi di circa 17 anni.
Nel corso della lezione, durata più di un’ora, e seguita con attenzione dagli studenti, i rappresentanti dell’Anpi hanno raccontato, in sintesi, del significato della lotta partigiana, del senso della resistenza, dei luoghi, alcuni anche molto vicini al circolo, in cui la resistenza a Milano ha vissuto momenti significativi, e dell’attualità straordinaria che il concetto di antifascismo riveste ancora ai giorni nostri.
Gli studenti, alla fine dell’incontro, hanno tuttavia posto due domande, che però devono indurre una seria riflessione: la prima riguardava il perché sull’asta della bandiera dell’Anpi c’è ancora il simbolo della falce e del martello; mentre la seconda più che una domanda era in realtà una considerazione, che così si può sintetizzare: visto che i comunisti hanno partecipato e rivendicano, in qualche modo, la paternità (o una consistente parte di paternità) della liberazione e, visto che il comunismo, al pari del fascismo, è una dittatura (secondo il generalizzato modo di intendere di quei ragazzi), che senso ha dire che una dittatura è meglio di un’altra ovvero che senso ha dire che il comunismo (anche quello di matrice italiana) è meglio del fascismo?
Si sono alternate svariate risposte da parte degli organizzatori, tutte molto complesse, perché, evidentemente, il problema era mal posto.
Tuttavia occorre riflettere. Il punto, infatti, è che il problema era effettivamente mal posto, ma era mal posto dal nostro punto di vista.
Dal punto di vista dei ragazzi, invece, era posto benissimo!
Anzi, era posto tanto bene che dubito che gli studenti si presentassero in qualche modo recettivi rispetto a un qualsiasi tipo di risposta.
Che fare, dunque, di fronte a questo dramma generazionale?
Come rimodulare, se necessario, il messaggio?
Come porsi seriamente e costruttivamente nei confronti di quella controinformazione banale e semplicistica (e perciò efficace), che invade il nostro paese da quasi vent’anni, sfruttando al meglio i canali della comunicazione?
Sarebbe, credo, utile e interessante conoscere anche il punto di vista dei nostri soci sull’argomento e magari raccogliere le varie opinioni per poi confrontarle e discuterle.
Se condividete questa idea, potrete quindi darci una mano, scrivendo quello che pensate e che, naturalmente, tratteremo in forma rigorosamente anonima, salvo vostra diversa autorizzazione, con l’ipotesi di raccogliere gli interventi in un unico quaderno di risposte e di riflessioni.

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Un commento

  1. Circolo Arci Bellezza » Al di là dei confini scrive:

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