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Posseduti dall’amore

Accadeva il 24 ottobre 2011 alle ore 19:00

Ogni donna sonoio

e Ogni donna sono io: una rassegna video di 15 artisti e una collettiva di 7 giovani artiste affrontano il tema dell’immagine della donna nella società attuale e quello dell’amore.

POSSEDUTI DALL’AMORE

Emanuela Ascari ⁄ Leone Contini ⁄ Tiziana Contino ⁄ Cinzia Delnevo ⁄ Rosaria Iazzetta ⁄ Valentina Lapolla ⁄ Liuba ⁄ Salvatore Manzi ⁄ MaraM ⁄ NoiSeGrup ⁄ Moira Ricci ⁄ Fabrizio Sartori ⁄ Ur5o ⁄ Claudia Ventola ⁄ Ciro Vitale
a cura di Stefano Taccone

Posseduti dall’amore è una rassegna di videoarte a cura di Stefano Taccone che intende costituire un primo passo in vista di un’esplorazione plurilinguistica e pluridisciplinare del legame esistente tra potenza dell’amore e prodursi dell’arte e vede la partecipazione di 15 artisti: Emanuela Ascari, Leone Contini, Tiziana Contino, Cinzia Delnevo, Rosaria Iazzetta, Valentina Lapolla, Liuba, Salvatore Manzi, MaraM, NoiSeGrup, Moira Ricci, Fabrizio Sartori, Ur5o, Claudia Ventola, Ciro Vitale.
Leggendo il recente saggio di Michael Hardt e Toni Negri, Comune (2009), col quale si conclude la trilogia aperta da Impero (2000), ci si imbatte in un vero e proprio inno all’amore, fondato sulla necessità della sua rivalutazione concettuale nell’ambito della teoria politica, del discorso filosofico e persino della scienza economica. Ciò malgrado i due autori sappiano «ormai bene che questo termine mette a disagio molti lettori», alcuni dei quali «si rigirano nervosamente sulle loro sedie», mentre «altri alzano le spalle con aria di superiorità» e che gli stessi filosofi, teorici politici ed economisti che spesso parlano d’amore sono così inibiti da precludersi la possibilità di fornirci importanti insegnamenti. «L’amore», si spingono persino a dichiarare, quasi riecheggiando il San Paolo della Prima lettera ai Corinzi, «è il cuore pulsante del programma che abbiamo sviluppato fino a questo punto senza il quale il resto sarebbe un ammasso senza vita».
L’amore, ci avvertono quindi Hardt e Negri sulla scorta del «misterioso libro V dell’Etica di Spinoza», è «ontologicamente costitutivo», è «un processo di produzione del comune e di produzione di soggettività», è concatenazione con una causa esterna «per cercare di ripetere e di espandere la gioia e dunque per formare dei corpi e delle menti ancora più potenti». Ma se tale assunto è vero per la filosofia, la politica e l’economia, quanto più sarà vero per l’arte, territorio della creazione per antonomasia?
Gli artisti ed i collettivi selezionati per Posseduti dall’amore sono chiamati tanto ad attingere all’amore che li possiede primariamente per trasformarlo in linguaggio, quanto ad attivare le sue possibilità di divenire espressione d’amore in tutte le sue tipologie. L’amore che nutre il rapporto di coppia, dalle sue declinazioni più platoniche a quelle più carnali; l’amore per i propri familiari; l’amore come amicizia; l’amore come volontà di palingenesi per l’intera umanità; l’amore verso Dio, l’amore per natura, per gli altri esseri e, naturalmente, l’amore come piacere di fare qualcosa, quello che i greci antichi indicavano con il termine thelema, ovvero la declinazione più prossima al processo della creazione artistica.

OGNI DONNA SONO IO

Katia Alicante / Rosaria Iazzetta / Daniella Isamit / Silvia Giambrone/MaraM / Valentina Meli / Claudia Ventola
a cura di Sara Errico Antonella Viggiani

Spaziocorale ospita una mostra collettiva a cura di Sara Errico e Antonella Viaggiani in cui sette giovani artiste – Katia Alicante, Rosaria Iazzetta, Daniella Isamit, Silvia Giambrone, MaraM, Valentina Meli, Claudia Ventola – guardano in modo critico l’immagine della donna nella società del consumo.
Ogni giorno, ovunque poniamo il nostro sguardo, ci vengono proposte immagini di donne, ripetute in maniera ossessiva, il cui corpo è usato per ogni genere di scopo, soprattutto commerciale. Un corpo sempre erotizzato, ostentato, disumanizzato, soltanto corpo. Realtà dissimulata, ma realtà. Non a caso, quando ci si rivolge alle donne della televisione si usa l’espressione “donne vere”. Ma dov’è la verità?
I media riproducono immagini di donne che sono già esse stesse riproduzioni, concatenazione di stereotipi che non sono più distorsioni o mistificazioni dei media, ma realtà, modalità con cui le donne si esplicitano sia all’interno sia all’esterno della rappresentazione. Sono simulacri, e se il simulacro assomiglia a qualcosa, è all’idea della non-somiglianza. È il simulacro di terz’ordine definito da Baudrillard, la sola simulazione, che è priva di qualunque referente che non sia se stesso. Nell’ordine dei simulacri, che Baudrillard fa riferire a tre epoche diverse, quello odierno non è più contraffazione, né produzione di serie, ma modello al quale si rifanno indistintamente tutte le forme. Solo l’adesione al modello è possibile, l’alternativa è sempre e solo la riproduzione dello stesso, perché è l’unica azione che garantisce la creazione di un’identità comprensibile e accettata. Ogni forma non è altro che la riproduzione di un codice, di un medium. «Il medium è il messaggio» diceva McLuhan: non occorre più che qualcuno produca, è necessario che tutti riproducano la stessa opinione e lo stesso tipo.
La donna risponde all’unico modello che i media hanno proposto: il desiderio è diventato collettivo, tutti desiderano la stessa forma, la donna si è ridotta a un travestimento, nient’altro che immagine, costruita come spettacolo, oggetto passivo dello sguardo dell’uomo. Una donna feticcio pronta per essere consumata, come lo è la sua immagine e il prodotto che di volta in volta rappresenta.
«Perché accettiamo questa umiliazione continua, di che cosa abbiamo paura?».

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