Condividi

Storia di un ragioniere

Accadeva il 25 aprile 2010 alle ore 21:30

Storia di un ragioniere

La Storia di un impiegato di De Andrè incontra con il ragionier Fantozzi dando la possibilità al tragico personaggio di trovare la propria riscossa.

RASSEGNA CULTURALE FUORI DAL TUNNEL – COMPAGNIA CINEMATOGRAFICA

Spettacolo teatral-musicale da un’idea di Alessandro Vasta, a cura di Alessandro Vasta e Roberto Zazzara

L’impiegato di Fabrizio De Andrè si unisce con il personaggio di Paolo Villaggio. Il conflitto con il potere narrato dal cantautore è la chiave per trovare un possibilità di riscatto anche per il tragico Fantozzi.

All’inizio l’impiegato sente gli echi dei canti studenteschi del maggio francese e, da essi stimolato, si lascia portare dalla fantasia all’immagine di un atto terroristico contro il potere.
L’attacco deliberato al governo, in quanto filosofia e non in quanto azione politica, per chi lo compie vorrebbe essere un atto di distacco rispetto alla società, l’unico modo per dimostrare che non si è parte dell’insieme.
Con tale gesto invece si ottiene il risultato opposto: non solo  l’impiegato cade in una chiara dimostrazione di appartenenza alla società da cui ci si voleva dissociare, ma afferma deliberatamente il proprio di potere.
Questo paradosso è ben noto al potere il quale ringrazia l’impiegato per il lavoro svolto: ha eliminato la  vecchia classe facendone andare al comando una nuova, identica a quella di prima. Come premio il potere dà all’impiegato la possibilità di reintegrarsi nella società: gli dona il posto di lavoro del padre.
L’impiegato, per l’ennesima volta costretto a vivere così come qualcuno (che non è lui) ha deciso che deve essere, non ne può più, esce dalla dimensione teorica e onirica, e passa alla pratica.
Prepara un vero attentato dinamitardo.
Fallisce.

Ragionier Fantozzi
Spedito in carcere invia una lettera d’addio all’amata e va finire i suoi anni in prigione. Qui, relegato dalla società ad essere fuori da essa, riesce nel suo atto di autodeterminazione dell’individuo senza cadere nel paradosso del potere: imprigiona i secondini durante l’ora d’aria. L’azione inizia come singola, ma finisce come comune, non un’azione di massa ma di diverse individualità che singolarmente prendono una scelta per se stessi.
Vittoria o magra consolazione?

Il potere è il nucleo concettuale dell’album di De André , che non vuole essere il racconto di una singola storia (né fine a se stessa, né in quanto manifesto di una generazione di “impiegati”), ma si addentra filosoficamente nella tortuosa strada del conflitto che corrode chi dà importanza all’individuo e non alla società.
L’impiegato quindi è un Fantozzi esasperato dall’impossibilità di essere individuo nella società: è costretto a essere ente determinato e condizionato da essa.
Unendo quindi i due impiegati in un unico personaggio, la tragicità delle sventure di Fantozzi farà da motore e poi da scintilla scatenante per l’atto terroristico che compirà l’impiegato di De André.
I personaggi sono già simili, ma apparentemente risolvono la propria situazione in modo diverso. In realtà anche in Fantozzi troviamo passaggi in cui sta per ribellarsi o addirittura si ribella, per poi inevitabilmente tornare al suo rango di “sottoposto”. La fusione con l’impiegato di De André darà anche a quello di Villaggio la possibilità di compiere un vero atto contro le ingiustizie da cui è perennemente vessato.

Tags: , ,

Non sono permessi commenti.

Tutte le partite di campionato e coppe
su maxischermo!
NEWS TAG SOCIAL